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8.9.13

Il [riflessivo] Diario Estivo 6



Ho detto che la mia estate è finita, la volta scorsa, eppure il diario estivo va avanti.
Qualche mese fa ho sognato di morire.
E' una cosa piuttosto frequente nei sogni, ma quella volta è stato diverso, perchè il sogno non è finito.
C'era una sorta di febbre che mi consumava e avevo molto caldo, e quando è stato il momento di morire ne ero consapevole. Poi son morto e non vedevo più niente; cioè, vedevo solo il bianco, anzi no, il trasparente. Ed era ancora caldo.
Sono stato per un bel po' così prima di svegliarmi.

Il diario estivo va avanti nello stesso modo, oltre la morte.

Ed ora uno stinto cavallo di battaglia preso di pacca dal vecchio Diario estivo.
Il suddetto cavallo comincia con una domanda (poi ce ne saranno altre a seguire).
Ecco:

Chissà che uomo sarei se avessi frequentato di più il saggio Teo, mi chiedevo l'anno scorso e mi chiedo anche oggi. Sarei un uomo? Sarei?
Pochi insegnamenti suoi mi hanno fatto capire moltissime cose. Da pochi comportamenti, da pochi principi, ho creato mondi.
Chissà, se invece di fare quello che ho fatto avessi fatto altro, cosa sarei adesso. Chissà se leggendomi dieci volte all'anno il vangelo, attraverso ardite interpretazioni, sarei arrivato alle stesse conclusioni.
Ormai quel che è fatto è fatto, e in assenza di risposte autorevoli continuo pessimisticamente a pensare che se avessi frequentato di più il saggio Teo, avrei acquisito ogni anno come minimo il 10% di figaggine in più.

Poteva prendermi in giro il maestro, per la mia sufficienza e per le mie banalità e aveva ragione.
Era il maestro, avrebbe potuto anche ignorarmi e avrebbe avuto comunque ragione.
Ebbe ragione.

Domine non sum dignus.

Ma magari posso sforzarmi e dire più ottimisticamente che quel poco era quello che mi bastava, o meglio che le uniche cose che ho sentito sono quelle che ho voluto sentire e sarebbero state in ogni caso quelle (come col vangelo ecc. ecc.). O meglio ancora potrei dire che con qualcosa in più il saggio Teo mi avrebbe portato fuori strada e ora sarei una persona peggiore.

Ma ora basta: la realtà è quello che è. Farsi tali domande è come chiedersi se è esiste Dio:
esiste Dio? solo Dio può saperlo.

Ora però vado. Vado veramente eh.








3.9.13

Il [semplice] Diario Estivo 5



Già, dov'eri finita?
L'ultima volta che ti ho vista eri sparsa nel bianco. Tanto che "vista" non sembra essere il verbo più opportuno. Oggi che è la mia estate ad essere finita mi chiedo se veramente esisti  al di fuori di qui.
Me lo chiedo: esisti veramente al di fuori di qui?
Forse no. Le tue splendide qualità sono una media tra il tuo mondo e questo mondo qui, che del resto è anche il mio.
Quale delle due sia veramente tu non mi è dato sapere.
Se quella di là nel mondo reale o quella che si librava nell'aria, staccata di diversi anni luce da ogni realtà plausibile.

(   ): di te mi son fatto l'idea che se ti concentri sulla totalità finisci per perdere il respiro.
Molto meglio concentrarsi sui particolari. Il particolare è di questo mondo, il generale è prerogativa oltreumana; meglio non pensarci.
Forse solo il saggio Teo avrebbe avuto una spiegazione per me.

E poi nel mezzo del caldo c'è stato qualche sprazzo di realtà che mi ha spiazzato e ho iniziato a connettere i due mondi, tanto che ho finito per confondermi e non capirci più molto.
Tutt'ora ho il dubbio di aver sognato, un po' come accade per certi ricordi sotto la soglia di coscienza dei quattro anni.
Ho sognato anche un tramonto Antartico, che -penso non casualmente- è sempre qualcosa che non so se esista. Esiste il tramonto in Antartide?

Ripartiamo da capo, ripensiamo a cose semplici, atteniamoci a pochi particolari. Noi chi?
Noi, io, te, chiunque.
Guardando solo ai particolari non sembriamo disegni tanto complessi.

Prendiamo ad esempio Ramona e prendiamo Puzzle Bubble: quella sera dei fuochi non dissi niente a Ramona di quanto c'ero rimasto male. Stetti zitto e basta. Solo a fine serata mi disse che le ero sembrato un po' strano e io negai anche quello, e mentre lo facevo due distinte fazioni si fronteggiavano a colpi di mitra nella mia testa e io portavo con me delle bombe a mano e sequestravo l'ufficio del turismo a Bologna.

Era la paura di sbagliare inaspettatamente che mi portava a sbagliare apposta, l'ho capito giocando a Puzzle Bubble e ho capito come affrontare questa paura.
Puzzle Bubble è un universo piccolo ed è anche il mio maestro di vita. P.B. dice anche: "Sii umile, tu puoi prendere lezioni da chiunque, sappi questo".

Questo è tutto quello che sono.
Sulla mia lapide si scriva solo "Qui giace Pizzaballa, splendido giocatore di Puzzle Bubble".


Non so se riuscirò a vedere mai il tuo disegno completo, (    ).
Intanto arrivederci.

7.8.13

Il [terroristico] Diario Estivo 4




Siamo nel 2013 è vero. A volte me ne ricordo.

Dopo un inizio così pomposo qualcuno dovrebbe prendersi la briga di spararmi. Almeno di farlo in tempo, prima che ricominci a parlare di Ramona. Di quella volta che uscii pazzo a causa sua, proprio come Condor. Niente, troppo tardi.

Fu Ramona ad abbandonarmi. Fosse stato il contrario probabilmente non sarebbe mai entrata in queste pagine. Evidentemente nei ricordi sconvolgenti non c'è posto per chi soccombe.
Fu lei ad abbandonarmi, non io.
Questo almeno se vogliamo attenerci ai fatti, ma diciamoci la verità, se un terzo avesse osservato le cose da fuori avrebbe di certo trovato grandi responsabilità da parte mia. Questo terzo ficcanaso mi avrebbe anche definito un "sabotatore interno".
Sentite:

Era novembre e portavo una sciarpa rossa.
Al telefono Ramona disse: "Non mi aspettavo una cosa del genere da te. Sei tu quel folle di cui parlano al telegiornale?"
Mi ero barricato nell'ufficio del turismo di Bologna con una pistola, due fucili a pompa e 4 bombe a mano, pronto a far saltare in aria tutto se mi avessero catturato. Non ero molto esperto di esplosivi allora e di certo con delle bombe a mano non si poteva far saltare in aria un palazzo.
Non ne sono esperto nemmeno ora, non ho la minima idea di quello che può fare una bomba a mano.
Ero pronto a tutto.
Non ricordo esattamente perchè la mia reazione fu questa, ricordo che ero andato a chiedere informazioni su alcuni monumenti della città, ma poi si sa le cose degenerano.
La polizia parlava col megafono fuori dall'edificio. "Non faccia stupidaggini, esca dall'edificio con le mani sopra la testa". (o almeno credo, che ne so io delle tattiche della polizia?).
Mandarono un ambasciatore a trattare.
La polizia aspettò col fiato sospeso per 10 minuti. Il messo uscì con la faccia perplessa e si avvicinò in silenzio. "Vuole parlare con Ramona" disse alla fine.
I poliziotti si guardarono in faccia.
La telefonata era pronta mezz'ora dopo. "Ecco, Signor Pizzaballa, abbiamo la telefonata. C'è Ramona in linea, come da lei richiesto. Ora liberi il primo ostaggio! Una sola domanda, ma perchè ha fatto telefonare a noi, lei non aveva un cellulare?"

Ci pensai un attimo e in effetti aveva ragione.
La misero in viva voce e amplificata.
"Pier Pippo, sei tu?"
Sentire la sua voce in un'occasione del genere mi fece quasi commuovere.

"Non mi aspettavo una cosa del genere da te. Quindi sei tu quel folle di cui parlano al telegiornale?"
"Ramona io... "
"Perchè lo stai facendo?"
"Ramona perchè sei voluta andare a vedere i fuochi d'artificio di C. senza avvisarmi?"
"Pier Pippo ti ho detto mille volte che non sono andata ai fuochi quella sera, ma che sono a rimasta alla cena di famiglia"
"Potevi venire dopo cena e.."
"No. No, ancora con sta storia? Quella sera ho cercato di telefonarti ma avevi il cellulare spento, ricordi? Allora ho chiamato a casa tua per vedere dov'eri finito e tua madre mi ha risposto che erano ore che stavi nella tua camera da letto a fissare le pareti ripetendo che io ti avevo abbandonato"
"..."
"Io così non ce la faccio. Devi darmi una tregua, ok? Dai, torna a casa, vediamo di sistemare le cose."

Dalla finestra del palazzo i poliziotti videro sventolare una piccola bandiera bianca. Dopo pochi minuti tutti gli ostaggi uscirono dell'edificio e poi uscii io
con le mani sopra la testa.

Un mese dopo Ramona mi abbandonò.

Ora siamo nel 2013. Belzèbhl nerovolto entra ed esce dai miei sogni e mi terrorizza  e mi atterrisce, e tortura con le sue apparizioni improvvise d'ombra, la mia rarefatta tranquillità.
Ma ieri sera ho fatto un sogno vuoto. Non c'ero io nel sogno ma solo il bianco più splendente.
Io che nel sogno non ci sono, ma che non posso fare a meno di esserci, limito con l'occhio semi serrato una piccola porzione di spazio, e tre le pieghe delle palpebre isolo una minima misura di vuoto. Una vertigine bianca dagli effetti similari a un mancamento o ancor meglio ad un breve attacco d'asma.

Ciao (   )! dove diavolo eri finita?






29.7.13

Il [pazzo] Diario Estivo 3


Dai Pizza! Raccontaci una storia!

"Raccontaci una storia". Fosse facile dico io. E' un fottuto campo minato là fuori.

Perchè? Ma come perchè? Allora non mi ero spiegato bene: fuori, signori, ci sono i mostri!
Ogni passo è falso. Straparlare come se in mezzo non ci fossero state mille altre cose non si può. D'altro canto, spogliare ogni frase di ogni intenzione è impraticabile. Dovrei essere una noce. O un'amaca. O uno stendipanni. Io uno stendipanni non lo sono. Penso che non potrò mai esserlo.

Farò un po' così buonamente -via!- cercando di passare inosservato.
Parliamo di Massimiliano, Massimiliano detto "Condor".
Un ragazzo tranquillo che abitava al mio paese. Un ragazzo che aveva svariati punti in comuni con me.
Lo chiamavano Condor da quando aveva 12 anni. Lo chiamavano così perchè già allora nessuno aveva dei dubbi sul fatto che come specie, la sua sarebbe durata poco.
Fu un ragazzo mansueto fino ai 30 anni, strambo ma mansueto.
Poi a quell'età, Condor uscì pazzo per una qualche faccenda, credo amorosa, o per qualche altro dolore qualsiasi. Per Condor un dolore solo bastava. Anzi, uno era anche troppo.
Sparì da casa e lo ritrovarono in un fosso dopo giorni di ricerche più stupite che affannose, mezzo denutrito e ricoperto di feci; probabilmente le sue, povero Condor.
Lo condussero in un centro di cura, o come diavolo si chiamano i manicomi di oggi.
Nella scheda di Condor si leggeva: "soffre di allucinazioni e presenta un persistente tic nervoso agli occhi per il quale si suggerisce una robusta cura a base di aloperidolo. Il soggetto non è pericoloso ma presenta marcate tendenze sudice. Da tenere d'occhio".
Avevano scritto proprio così "tendenze sudice", al posto di "suicide".
Neanche morire glielo lasciavano fare in modo pulito.

Quelli che mi hanno riferito della sua cartella clinica poi, secondo me manco lo sapevano cosa c'era scritto. Se lo sono un po' inventati, che mica si scrive così una cartella clinica.
Del particolare di "sudice" però ne erano sicuri. Di quello se ne ricordavano bene, forse perchè li aveva fatti molto ridere.
Per il resto non è che si sappia molto altro di lui, ma ho sempre pensato che io e Condor qualche punto in comune ce l'avessimo.
Anche io un tempo volevo farmi di aloperidolo; anche io per qualche tempo uscii pazzo.

Fu a causa di Ramona. Sì sì.
Ramona.

Ma che cazzo, siamo nel 2013. Suvvia.





16.7.13

Il [dialogante] Diario Estivo 2




Pizzaballa A: "Qui qualcuno sta facendo finta di essere nell'estate scorsa..."

Pizzaballa B: "Dici a me? Guarda, lascia perdere che son già nervoso."

A: "Ovvio che mi riferisco a te, a chi se no?"

B: "Beh, che c'è? sto solo scrivendo un dialogo con me stesso, niente di esagerato. E poi ci sei dentro anche tu, non fare l'ipocrita."

A: "Sì, ma almeno io mi dissocio da ste cagate."

B: "Ti dissoci?"

A: "Sì, scusa se mi permetto, ma secondo te ai lettori del blog interessano queste meta-cazzate?"

B: "Non saprei."

A: "Queste meta-frocerie pseudo intellettuali?"

B: "Non so."

A: "Questi pedantismi frangi coglioni?"

B: "Credo di aver capito. Non so, ti dico che non so."

A: "Te lo dico io: no. Ai lettori interessa che tu gli racconti qualcosa. Che poi, andar bene, gli stai rifilando gli scarti del diario dell'anno scorso."

B: "Così mi insulti."

A: "Ma sì, sai cosa? Tu stai proprio fingendo di essere ancora nel 2012. Ecco."

B: "Mah."

A: "E ti sei imbombinito."

B: "Prego?"

A: "Ti sei imbombinito. Non rispondi, non sei sveglio, non scrivi cose simpatiche, non carburi. Sei morto, morto, MORTO!"

B: "Ok, Pizzaballa A, la vedi questa spranga di ferro? Ora la abbatterò con tutta la mia forza sul tuo cranio con l'intento di ucciderti."

A: "No, aspetta. Non ti innervosire. Aspetta dai, che fai? Metti giù quella spranga, io non...
No.. aaah, aiut, ARRGH."


Eccomi da solo.

Concederò a me stesso solo qualche altra precisazione.
E sappia un Pizzaballa C, che se decidesse di venire qui a rompermi i coglioni, non ci saranno più parole ad accoglierlo, ma la mia spranga di ferro.

Tuttavia, in quanto ormai dittatore unico e incontrastato dello stato libero di Guazzetto mi concederò una piccola precisazione, come dicevo.
(gli altri sovrani hanno abbandonato il campo da un po' e per quanto riguarda gli altri me, come vedete li tengo a bada)


Pizzaballa di tutti i mondi, voi qui non scrivete con ambizioni di qualsivoglia genere.
Voi qui scrivete per puro narcisismo.
Non pensiate che avere ambizioni non sia giusto. In questa nazione così piatta e adagiata sul quieto vivere è assolutamente una cosa degna di rispetto. Ma il vostro ruolo qui è questo.

Ora, prima che i lettori pensino "machebravo! oh che modesto", diciamo subito che non lo sono affatto. (Oh, non si facciano illusioni. Sono gretto e meschino quanto ogni altro affabulatore.)

Infatti questo risparmio mi serve per impiegare tutte le mie risorse artistiche verso un più alto e nobile fine: la cucina. Arte nella quale mi considero una specie di geniale innovatore.
Potranno chiamarmi se lo vorranno "Il Beethoven della cucina".

No, non sto scherzando. Voi pensate che il fatto che io mi esprima con queste iperboli sia sintomo di una certa ironia, ma io non sono ironico.
Io la penso come Bergonzoni, l'ironia è una figura retorica da abbattere.
Volete sapere la mia figura retorica qual è? La superficialità.
Le figure retoriche non sono quelle quattro che si imparano a scuola, o quelle centinaia codificate nei manuali. Le figure retoriche sono infinite.
Mettiamo che uno parli facendo apposta finta di starnutire. Quella è una figura retorica.
La mia figura retorica, ve ne sarete accorti, è la superficialità.

Dunque, concludendo: Pizzaballa di tutti i mondi, di tutti quelli tra noi che potevano essere qui ora, ci sono io. Ho vinto.
Poteva esserci qualcuno di migliore, ma ci sono io.
Almeno finchè un altro Pizzaballa più forte non mi farà fuori prendendo così il mio posto.

Questa è la dura regola del club dei Pizzaballa. Questi sono i guai della solitudine.

Detto questo possiamo proseguire.


[Ah ah, Ma vi ricordate quando Pizzaballa scriveva quegli spassosi dialoghi sul suo blog? Sembrava ieri! Non mi ci fate pensare che mi sbellico. Ah ah.]

16.9.12

Diario estivo 9



L'etichetta sul retro delle mie mutande è accartocciata. Mi piacerebbe pensare come una noce, ma non ce la faccio. Le scritte arabe, le uniche che erano rimaste sono sparite anche loro. Un senso dev'esserci stato da qualche parte, ma dev'essersene andato.
D'altronde anche i romani trovavano un senso alle battute. Poi le scrivevano e noi oggi non le capiamo.
Pure i romani scopavano. Ma i film porno dell'epoca sono muri stinti di un qualche vecchio lupanare trovato dagli archeologi sepolto nella terra. E si sa, i pornoattori non sono nemmeno un realistico specchio del quotidiano.

Il tempo è scaduto anche per questo specchio incrostato, che tanto ne ha avuto di senso, quanto può averne un nome fittizio o una parentesi.

Tenere un "diario estivo" in inverno, inoltre, di senso ne avrebbe ancora meno.

9.9.12

Diario estivo 8




"(     ), tu non sei Ramona!" - ho detto a (     ) un giorno, per stupirla; così da farle capire per esclusione che non poteva essere che lei (     ). Lei però non ha capito.
Forse all'incomprensione ha aiutato la pronuncia del suo nome. Qui non si capisce, ma suona un po' come una mancanza di respiro. E quindi non ha sentito.

"Tu non sei Ramona!"

Ero in una piazza semivuota e la mia voce ha rimbombato. Alcuni si sono voltati a guardarmi.
(     ) manco c'era. Forse all'incomprensione ha aiutato anche questo.
E d'altronde io mi asterrei categoricamente dal battezzare i bambini con nomi che somigliano ad attacchi d'asma.

Ma mettiamo meglio a fuoco, che non c'è molto tempo: il problema è la retorica.
C'è stata un'epoca storica in cui ho tentato di abbattere la retorica. Ma non di abbatterla per poi utilizzarla in maniera diversa o nascosta che poi è retorica anche quella. E non per reintrodurla quatto quatto come un gatto fingendo di schifarla in pubblico. E non per tedio verso la retorica ufficiale o verso quella storica. E per nessuno dei motivi ufficiali per schifare la retorica ufficiale.
Io volevo abbattere la tecnica umana per raggiungere il profitto; per ogni sorta di scopo.
Come un terrorista luddista sabotavo certi piccoli meccanismi retorici pervertendo il senso delle cose: indossavo i jeans, ma senza la cintura e quando possibile tenevo un look da reazionario. Ma con tocchi di magenta. Minavo insomma.
Più indietro ancora ho tentato di abbattere il capitale, ma avevo scarse competenze e motivazioni inessenziali e infine ebbi anche esiti malandati, e non fui l'unico.
Ancora più indietro, quando ero all'asilo, ero un nichilista e non mi importava granchè del colore dei tetti.
Sforzini, l'occhialuto vicino di banco, insopportabile puntiglioso, per lui il rosso era un colore da femmine e va da sè che anche i tetti non erano da risparmiare. Sforzini era un vero radicale. Dal canto mio colorai i tetti di verde. La maestra non capì e non si unì alla rivoluzione.
Ancora prima, in epoca pre filosofica, Ramona e (     ) non erano ancora nate, ma la retorica c'era già. Forse. Non è che mi ricordi poi bene.

Ma ci dev'essere un modo, una pista da seguire; avevo detto qualcosa che poteva servirmi.
Ah. Pensare come una noce. Com'è che pensa una noce?


31.8.12

Diario estivo 7




Se le stelle non si riescono a vedere è a causa dell'inquinamento luminoso.
Io però, non sono mai riuscito a prenderlo sul serio l'inquinamento luminoso; la luce la spegni e l'inquinamento è finito. Il problema, al massimo, è che le luci non si spegneranno mai.
Ma se scoppiasse una guerra termonucleare? Forse che la luce non si spegnerebbe?
Fonte massima di inquinamento luminoso: il sole.
Eppure, tra il sole e la guerra termonucleare io non ho dubbi: sceglierei il primo anche se le stelle dovessero liquefarsi. Meglio loro che me.

E' in questo primo scenario di sole che sono ambientate le storie non accadute che racconterò ora.

"Ma i tuoi occhi non sono azzurri, sono verdi!", avrei detto, forse sbagliandomi, a (     ) se mi fosse capitato di vederla al sole, o anche solo un po' più da vicino, replicando una replica di una replica di un qualche altro episodio già accaduto nella mia vita.
Considerando la natura camaleontica dei suoi occhi forse il sole non le avrebbe fatto più così male, chiacchierando amabilmente in qualche fittizio luogo pomeridiano.
Io credevo che la fregatura fosse negli occhi, bella montatura con lenti poco buone, ma non era quello il problema. Ci dovrò riflettere e trovare una soluzione migliore.
Forse il problema era la retorica, e allora il problema è più mio che suo.

Lo sai, forse oggi non avrei neanche più voglia di parlarti. Tutto quello che diremmo sarebbe tutto teso a convincerci l'un l'altro di qualche cosa, di qualcosa di qualsiasi, di qualunque cosa che poi non cambia molto che sia così o cosà, delle solite cose.
Che succede se non ho più voglia di parlare neanche con te, (     )?  Vuol dire che è la fine di tutto?
Significa che ho realizzato il mio sogno giovanile di abbattere la retorica? Significa che il Babau ha definitivamente vinto e trionfato e sta spernacchiandomi scoregge sulla faccia col suo culo rotondo?

Quando troverò immagini migliori vi chiamo io.

25.8.12

Diario estivo 6




Facciamo finta per un attimo: sono morto. Fate conto che sia così. Dai.
Ecco, ora dunque sono morto e non mi devo preoccupare dei costumi e delle uggie (uggie?) di voi mortali.
Ora posso porre pubblicamente domande di rilevanza, tipo questa: masturbarsi a tarda notte guardando filmati di striptease giapponesi può considerarsi scienza?
Oppure: mangiare krapfen mentre ascolto i Kraftwerk mi rende automaticamente una persona simpatica?
Non guardatemi così, sono morto, un po' di rispetto!
Fra l'altro c'è anche la possibilità che non ci conosciamo. L'universo è così grande, tra l'aldilà e l'aldiqua.
Chiusa parentesi.

Ora torniamo al punto, ma mantendo almeno un po' il distacco di cui sopra.

In origine di nomi impronunciabili ce n'erano pochi, il suo era uno di questi.
(      ) era bella, questo è chiaro, ma in più c'era in lei qualcosa di dolce e allo stesso tempo profondamente indipendente e selvatico che tradotto in lingua corrente risultava una cosa come "stilettate nel cuore".
Quel tipo di occhi che aveva (      ), nascono come un errore -almeno mi han detto- e sono una fregatura, perchè non tengono bene il sole.
Questa era lei, (     ). O almeno questo era quello che mi faceva vedere l'aloperidolo.
(      ) non amava troppo i gatti, questo ha detto. 
Ho sempre un momento di smarrimento quando mi viene in mente un neo che non ricordavo in un mio mito personale.
Non amava i gatti. Incredibile. Dev'essere esistito un tempo in cui ero più tollerante.
Curiosamente il mio momento di smarrimento somiglia molto al suo nome: (    ).

Non le piacciono i gatti? E questo com'è possibile?
Io amo il gatto, c'è stima, amo il suo stile, la sua economia, la sua forma non da canide.
Non le piacciono i gatti? E allora non le piaccio neanch'io. Io vivo come i gatti, mi ispiro a loro, sento come loro, mi muovo come loro.
E intanto che pensavo a tutto questo, facendo leva sui miei sentimenti più profondi, sfrecciando in macchina per le campagne addormentate, cercando di coagulare dentro di me tutto il mio orgoglio di gatto, misi sotto un gatto.
Una notte di un'estate di tanti anni fa. Torrida proprio come questa. Questa? Cambia di poco.

Scrissi una poesia per commemorare l'evento nel buio di quella notte, su tanti foglietti di carta che dovevano raccogliere il senso dell'accaduto.

Il gatto ha,
macchina
nei perchè
i fari il.
fari.
Micio non
come noi
: strada.


Ma appunto, stavo per dire, il senso non lo raccolgo più, -diocane (appunto)- ho mescolato i fogli.

13.8.12

Diario estivo 5




Il suo nome mi fa impazzire, la sua presenza non mi fa respirare.
Cosa devo fare?
Qualche goccia di Alprazolam ogni giorno, e cerca di dormire.

Ecco i rimedi buoni per passioni amorose indecorose, fuoristrada finiti fuori strada, fuoriserie un po' troppo serie, che poi vanno a farsi male.
Ovidio scrisse un'opera sui rimedi contro l'amore, io non sono mica Ovidio però. A volte non c'è niente di meglio di un antico romano per farti sentire inadeguato.

Alter ego rimani accucciato nell'ombra, il Babau se li mangia gli incoscienti come te!
Potenzialmente lui può ingoiare ogni cosa. Pensaci: gli amori, le amicizie, i rapporti sociali, sono tutti consumati tra esseri (forse) senzienti che non hanno nemmeno la certezza personale che gli altri siano reali.
E ognuno (forse) , dentro di se, inventa una storia su se stesso e sulla propria vita, per giustificare miserie e successi, fallimenti e gioie, tipo le pagine di un libro, o un bel film con tanto di colonna sonora.
Potenzialmente il Babau può mangiarsi anche la storia, se esci un po' troppo dalla porta.

Se non si è mai mangiato qualcosa di voi è un miracolo, se si mangia quasi tutto è quest'estate.

O sommo Babau, nero
di mille sfumature di nero
nero come il giovedì nero
delle borse d'America
(delle borse d'Europa)
nero come l'oblio
e il disimpegno.
O sommo Babau
lascia stare almeno un ricordo
del mio passato, io
un'idea già ce l'ho
scelgo io:
(Ramona?)
e del presente?
(nome che non fa respirare).


Vedi, andando a capo a cazzo quante cose si fanno?



8.8.12

Diario estivo 4




L'estate corre, qua, e il poco senso rimasto se lo mangia il caldo.
In tanti se la spassano in luoghi fichi, altri amici fanno importanti esperienze di vita in luoghi altri.
Io mi sento inchiodato coll'attak a questo posto.
Quando stavo con Ramona me ne andai in Irlanda per qualche settimana.
Ramona, con te mi permettevo anche sti lussi. Ora sto qua, con l'attak.

Ramona, ora che ci penso, la nostra storia è più fuori moda degli anni '90.

Tornato dall'Irlanda, due anni dopo ne discussi con amici.
Il saggio Teo, compagno di università, disse una volta: "tutti dicono che amano viaggiare, io no. Voglio rimanere per viaggiare qui. Non so se si capisce quello che intendo".
In effetti non si capiva. Ma questo perchè dalla sua frase potevano partire come rivoli di un fiume, migliaia di sensi diversi.
Io in effetti, nel tempo ci ho riflettuto e l'ho interpretata nei modi più svariati; non ho ancora raggiunto un accordo con me stesso. Sceglierne uno adesso e dirlo qui, sarebbe oramai riduttivo e ridicolo almeno quanto i vestiti del papa.
E' questo il bello dei saggi. Chissà se l'avessi frequentato di più che persona sarei adesso, quanto sarebbe aumentata in percentuale la mia saggezza.
In ogni caso, a dispetto della sua opinione, forse non sarebbe male l'idea di levare le tende per un po'.

Nella mia mente coesistono due tipi di viaggiatore, ed entrambi sono le personificazioni di episodi accaduti al mio paese.

Viaggiatore 1: Uno strambo signore, restauratore di mobili, scomparve per mesi: i bene informati sapevano che era andato in ritiro spirituale in India. Dal canto suo, alla domanda "dove sei stato in questi mesi?", il signore rispondeva sempre e solo: "A Frampùl". (Forlimpopoli)

Viaggiatore 2: Negli anni '50, o forse anche prima, cinque cretini partirono con una barca sul fiume Savio, diretti in Africa. Si rovesciarono alla prima chiusa.

Ecco. Purtroppo, il mio sitle di viaggio pende drammaticamente verso il secondo tipo.
Fare le cose con la mente mi appaga troppo rispetto a quello che dovrebbe.
Per dire, se io adesso mi immaginassi di sposare il divino Otelma, perchè rovinare l'idea facendolo davvero?
Questi e altri quesiti al prossimo appuntamento.



25.7.12

Diario estivo 2




E ti capita spesso di pensare che Petronio debba farti una pugnetta?
No. Solo in questo periodo. Altre domande?
Si. Se tu pensassi come una noce, cosa faresti?
Probabilmente niente.

E intanto l'estate corre, e stavo dicevo?
Ecco si, che le cose non mi sono più interessanti. Allo stato attuale delle indagini, potrebbe davvero essere colpa del Babau, per quanto ne sappiamo, ma se vogliamo essere più razionali, magari è solo l'acutizzarsi di una sindrome che già avevo.
Definirò questa sindrome come la "Sindrome di Faenza" e dirò subito che un tempo compariva solo di rado.
Ora qui, dove prima c'era qualcos'altro, è tutta Sindrome di Faenza; un po' come il rapporto città/campagna ne "Il ragazzo della via Gluck".

Ora provo a spiegarmi.
Quando ero un bambino, la cosa che più mi elettrizzava al mondo, era l'idea di passare una serata a giocare con Lily e Tonia, le cugine di Faenza. Non esagero se dico che quello per me era il colmo della gioia.
Se sapevo in anticipo del loro arrivo stavo in trepidazione per giorni, e se per caso capitava che l'impegno saltasse, io la prendevo malissimo.
Quando comparve per la prima volta la sindrome, era proprio il preserata di una di queste sere, e io ero in trepidante attesa da giorni.
Mi accadde dunque di guardare il telegiornale; la notizia principale riguardava la morte di Moana Pozzi.
La voce diceva che le sue ceneri erano state sparse nel mare.
Conoscevo solo vagamente qual era stata la carriera di Moana Pozzi. Sapevo che l'avevo vista pochi mesi prima in un quiz in tv. Non molto.
Il pensiero di lei e delle onde del mare innescarono in me un misterioso processo mentale e la mente corse al momento in cui le mie cugine, dopo i giochi, sarebbero ritornate a casa.
Le cose belle hanno dei limiti: una fine, oltre che un inizio. E nel mezzo c'è il divertimento.
Ma poi da cos'è dato tutto questo divertimento? A cosa si deve tutta questa gioia?
In quel momento vidi un piccolo spiraglio di abisso e ci rimasi male.
In seguito nè mi ritirai in un eremo nè cominciai a portare maglionicini neri col collo alto.
Continuai a divertirmi e col passare degli anni sono arrivati passatempi sempre più forti: il piacere del sonno, il sesso, il successo (di vario grado). Ma i rapporti di forza pian piano si sono invertiti: ora sono i passatempi che servono a placare la sindrome; alla quale, del resto c'è ben poca cura che non sia la distrazione.

Ora scusate, vado a ingozzarmi di pollo.

21.7.12

Diario estivo 1



L'etichetta sul retro delle mie mutande si è accartocciata, ora si intravedono solo delle oscure scritte arabe. Allah vuole mandarmi un messaggio.
Io ai messaggi presto attenzione. Una volta, poco prima che Ramona mi lasciasse sognai Toro Seduto: "Tu rimani qui a combattere" diceva "io vado a riposarmi nel territorio dei bianchi".
Ramona, mi spiace che mi comportassi come un pellerossa.

Intanto l'estate corre.

Passatempi preferiti: disegnare baffi e pizzetto ai vip sui giornali; visitare case abbandonate; esitare; indignarmi. Queste ultime due con meno fatica.
L'interesse per le cose l'ha divorato il Babau. Ho spesso pensieri orrendi.
Dovrebbero esistere cartelli esplicativi dello stato d'animo delle persone. Sarebbe più facile.
In mancanza di questi, molti al posto delle facce hanno sviluppato dei cartelli. Altri hanno sviluppato dei peni.
Come esprimano la loro contentezza, lo lascio decifrare alla vostra immaginazione.
Nessuno di questi due è il mio caso comunque; almeno credo.
Io quando sto male divento un comico.
Quando Ramona mi lasciò, ad esempio, i miei amici lo ricordano come uno dei periodi in cui fui più spassoso. Che strani amici: io ero sull'orlo del suicidio e loro credevano fosse una satira sulla depressione!
A volte sento che Petronio mi fa una pugnetta.